Siamo prossimi al rito del rogo della Giubiana, e come ormai da tradizione aspettavamo il solito sdegno da parte del Partito Democratico che vuole ideologicamente rappresentarlo come un atto di violenza di genere e simbolo di un maschilismo atavico. E oggi, puntuale, tale sdegno è arrivato.
Il rogo della Giubiana è un tema che riguarda non solo una tradizione, ma il modo in cui guardiamo alla nostra storia e alla nostra identità collettiva.
La Giubiana è parte del nostro patrimonio culturale. È un rito che ci accompagna da generazioni, un momento di comunità che affonda le sue radici in racconti, simboli e usanze che hanno attraversato i secoli. Le tradizioni non sono semplici abitudini: sono ciò che ci permette di ricordare da dove veniamo, di riconoscerci come comunità e di trasmettere alle nuove generazioni un senso di continuità.
Oggi qualcuno propone di modificare o eliminare il rogo del fantoccio perché rappresenta una figura femminile. Ma leggere questo gesto come un atto di violenza o come un simbolo maschilista significa interpretare il passato con categorie che non gli appartengono. Significa attribuire a un rito antico un significato che non ha mai avuto.
Il fantoccio della Giubiana non è una donna reale, né un bersaglio di genere. È un personaggio della tradizione, parte di un racconto popolare, di una leggenda o di una favola che, come tutte le narrazioni antiche, usa simboli per rappresentare paure, stagioni, passaggi, speranze. Bruciarlo non significa colpire un genere, ma chiudere un ciclo, salutare l’inverno, propiziare il nuovo inizio. È un gesto rituale, non un messaggio sociale.
Rifiutare questo simbolo non ci rende più moderni o più giusti. Al contrario, rischia di farci perdere il contatto con la nostra storia. Le tradizioni non vanno travolte per assecondare letture ideologiche del presente. Vanno comprese, contestualizzate, rispettate. Perché solo conoscendo ciò che siamo stati possiamo capire ciò che vogliamo diventare.
Le tradizioni non sono un ostacolo al progresso. Sono strumenti attraverso cui una comunità può riflettere, imparare, crescere. E cancellarle non significa correggere gli errori del passato, ma semplicemente dimenticarli.
Difendere la Giubiana non significa negare l’importanza della lotta contro la violenza di genere. Significa riconoscere che un rito simbolico non è la causa di quella violenza, e che confondere i piani non aiuta nessuno. La cultura si cambia con l’educazione, con il rispetto, con il dialogo. Non cancellando i simboli, ma imparando a leggerli.
Per questo siamo convinti che la nostra tradizione vada custodita, non stravolta. Perché la memoria è un bene prezioso, e una comunità che rinuncia alle proprie radici rischia di perdere anche la capacità di costruire il proprio futuro.
Per questo come Lega invitiamo tutti i canturini ad assistere alla manifestazione di giovedì prossimo 29 gennaio, in segno di partecipazione ad una comunità unita e viva nel solco della propria storia.
E invitiamo in particolare chi rappresenta il Partito Democratico senza vincoli ideologici a partecipare attivamente alla manifestazione. Una fiaccola può solo unire le parti contrapposte di una comunità, non certo dividerle……… almeno per una sera.
Lega Lombarda – Sezione di Cantù
Il Segretario di Sezione
Maurizio Facchini